Home Rubriche Horror Che dolce famiglia: Mum & Dad – di Steven Sheil (2008)

Che dolce famiglia: Mum & Dad – di Steven Sheil (2008)

L’idea in sè per sè non potrebbe mai fare di “Mum & Dad”, horror britannico del 2008, scritto e diretto da Steven Sheil, un film innovativo e originale. Perchè di fondo c’è sempre la famigliola bizzarra che si diverte a torturare e seviziare i malcapitati che passano per i dintorni della loro squallida dimora. E quando parliamo di tutto ciò il primo (e forse unico) capolavoro che ci viene in mente come capostitpite di questo sotto genere horror è “Non aprite quella porta”. Sheil però, con la sua pellicola made in Britain, dimostra innanzi tutto di non essere stupido, e poi di saper sfruttare bene le poche risorse a disposizione (si stima che il budget a disposizione per il film fosse di 100.000 Sterline). Ripresa la trama che può assomigliare alla più famosa opera di Hooper, Sheil sposta l’ambientazione dal Texas all‘ a eroporto di Heathrow, dove lavora la giovane Lena (Olga Fedori). La ragazza, conosce una sua collega, Birdie, che la ospita una sera a casa sua, dopo che Lena aveva perso l’ultimo bus per tornare a casa. Una volta arrivata nell’abitazione di Birdie però, la povera Lena s’accorgerà ben presto di non essere capitata in una normale abitazione in cui vive una normale famiglia, ma di essere protagonista di un quadretto familiare che sembra l’inferno sulla Terra, e la prima a farne le spese, pare essere proprio lei.

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Erano insomma pochi i soldi che Sheil aveva a disposizione per questo film, ed in questo caso, non potendo puntare forte sul soldo, bisogna arrangiarsi con altro. Ecco qua allora il cast azzeccatissimo che il regista sceglie, e dal quale, per la buona riuscita della pellicola, è ben aiutato : il “Padre” della famiglia di Birdie, è interpretato dal bravissimo Perry Benson, che riesce a pieno nel mostrarsi dispotico e malato capofamiglia ( la scena iniziale della masturbazione è una delle più inquietanti dell’intera pellicola). Ogni personaggio è ben caratterizzato : dalla “Madre” che sembra essere più buona e meno malvagia del capofamiglia ma che poi scopriremo avere dei “bizzarri” metodi per divertirsi, al fratello mezzo “spostato” di Birdie.Alcune scene sono e alquanto grottesche, e alquanto ironiche, ma non lasciano affatto indifferente lo spettatore, come quella del pranzo di Natale, o la colazione mattutina, fatta davanti ad un programma Tv alquanto alternativo.
L’ambientazione della casa è veramente da horror ben riuscito; putrida, fetida, non ci entrereste nemmeno con una tuta autoprotettiva, troppo schifosa anche solo per guardarla da lontano. Rimanendo sempre in tema ottima la scelta di ambientare la storia nei pressi di un aeroporto, un luogo non luogo, un posto che già mette tristezza a nominarlo, un ambientazione in cui di vita ce n ‘è poca, ed in effetti, più che di vita in questo film, sono il sangue e la sofferenza a farla da padrone.  Ma ancora più schifosa, o meglio, ancora più malata, è la famiglia che ci vive, che non si risparmia nessun tipo di tortura o situazione violenta e malata per poter avere momenti di piacere e “goduria” nel vedere la sofferenza delle loro vittime, in questo caso della povera Lena.

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Un ottimo esempio di horror prodotto a basso costo, in cui avendo a disposizione poche risorse, il regista ha mostrato come sapersi muovere nel creare un buon prodotto anche con poche sterline a disposizione. La storia della famiglia del film inoltre riprende quella vera della famiglia formata dai coniugi  Fred e Rosemary West, che tra il 1967 e il 1987 torturarono e uccisero almeno 12 ragazze.
Uno schiaffo morale, anzi due, a tutti coloro che credono che con pochi soldi non si possa tirare fuori un film indipendente veramente ben fatto. Una volta tanto che una pellicola si rifà ad un cult del passato e non ce lo fa rimpiangere nemmeno un po’. Continua così Steven.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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