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Bug: la paranoia è contagiosa – di William Friedkin (2006)

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Che William Friedkin fosse un grande regista già lo sapevamo, ma se il suo nome è e sarà sempre legato al suo capolavoro “L’esorcista” (1972), noi ora vogliamo ricordare un’altro suo film, che anche se non ha avuto lo stesso clamore, va sicuramente menzionato quando si parla delle opere meglio riuscite del regista statunitense.

Il film in questione è Bug – La paranoia contagiosa (2006), una storia che è un viaggio, un viaggio senza fine all’interno della paranoia umana. Un viaggio che sembra interminabile, tutto giocato sui pensieri dei due protagonisti, che di azioni ne fanno poche, ma che sembrano secondo il loro punto di vista al centro di una delle più grandi cospirazioni della storia.
I due personaggi in questione sono persone che vivono al confine della società americana, quella società americana che ha mostrato ad entrambi “l’american dream”, ma che li ha subito buttati fuori, ai margini. I due “reietti” sono Agnes e Peter.
Lei ha alle spalle un matrimonio fallito e un figlio perso, ha il vizio del bere e della coca, lui è un reduce della guerra del Golfo, e peggio ancora è un paranoico, con una fobia, quella per gli insetti. I due, si incontrano, si conoscono, si amano e si stabiliscono nel motel in cui Agnes ora vive, e da li,ha inizio il loro viaggio, fatto di isolamento e follia.

01Il film è statico, si parte all’interno del motel e di li non si esce più, ma a muoversi e a mutare sono i due protagonisti, che sono in continuo divenire. Friedkin nella prima parte ci mostra il loro backgorund: i due non si cercano, semplicemente si trovano, perchè accomunati dal fatto di essere entrambi ai margini della società, ed entrambi usciti da un difficile passato. E proprio come gli insetti da cui Peter è ossessionato, che entrano ovunque senza far rumore, Peter entra nella vita di Agnes, e poco a poco la contagia con la sua follia, con la sua convinzione del complotto che il governo americano ha messo su proprio contro di lui, per eliminarlo, attraverso gli insetti.

Insetto si, che in inglese è indicato con il termine Bug, perchè è così che Peter crede di essere visto dal “sistema”, un bug, un errore che il sistema stesso deve cancellare, perchè scomodo.
E verso questa “cospirazione” Agnes è  inizialmente dubbiosa, ma poi si convince, entrando nel vortice di follia del suo amante, anima e corpo. Corpo, quel corpo che Agnes e anche Peter sono pronti a distruggere e mutilare pur di liberarsi da questi insetti che mai si vedono ma che durante tutto il film sembrano stiano per prendere il sopravvento sui protagonisti.

Non c’è azione in Bug, per lo meno non azione come la intendiamo noi, perchè l’io dei protagonisti muta continuamente in un vortice che non ha fine, riesce a trovare sempre un livello più alto di perdizione e di alienazione dal mondo reale, tanto da non farci veramente comprendere se la cospirazione di cui parla Peter sia vera o no.

02Il tutto ben condito dall’ambientazione e dalla fotografia, che passa dai colori caldi e sporchi della stanza di motel nella prima parte del film, a quelli freddi e alienanti della stessa completamente tappezzata di carta stagnola, sempre per combattere questi piccoli esseri, minuscoli, quasi impotenti, ma che invece come la paranoia si insinuano un poco alla volta nella mente (ed in questo caso nel corpo) dei protagonisti, fino a portarli alla distruzione e all’annientazione fisica e psichica.

Le prove dei due attori sono magistrali, e se da un lato l’interpretazione di Michael Shannon è da incorniciare, per Ashley Judd si può parlare di “best perfomance ever”, con poche possibilità di essere smentiti.
I due all’inizio del film sembrano aver trovato con la nascita della loro relazione una via di salvezza dalle loro esperienze passate, ma sia Agnes che Peter sono due giocattoli rotti, e due cose rotte insieme non possono costruirne una nuova, rimangono sempre due cose rotte.

Friendkin con un film ripreso da una pièce teatrale scritta da Tracy Letts (autore anche della sceneggiatura) ci porta in un violento e crudo viaggio all’interno della follia e della paranoia umana, un nemico invisibile, che si infila dentro di noi in punta di piedi, senza bussare, per poi attecchire con le sue larve e cominciare la sua opera di distruzione totale.

Non piacerà a molti questo lungometraggio, (presentato nella sezione “Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2006), ma meriterebbe invece la visione di qualsiasi amante del cinema, che può non apprezzare il genere, ma non può certo rimanere indifferente ad un’opera che non è affatto da sottovalutare.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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