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The last shift (2014)

Fare un buon prodotto quando hai a disposizione un basso budget è sempre motivo di soddisfazione nell’ambito cinematografico. Soddisfazione doppia se nel genere di appartenenza i vari blockbuster con risorse milionarie sfornano per la maggior parte cafonate epiche.
Last shift di Anthony DiBlasi rientra in tutto ciò. Poche risorse economiche a disposizione, ma sfruttate al meglio pur utilizzando un’idea di base non originale.


L’horror del regista americano mette al centro della storia la poliziotta cadetta Jessica Loren.
Al suo primo turno di lavoro si ritrova a presidiare una stazione di polizia che verrà demolita il giorno seguente. Notte tranquilla insomma. Le chiamate che arrivano vanno direttamente al 911, quindi per Jessica si prospetta una notte senza tanti problemi. Uno di quei turni in cui il solo scopo è ammazzare il tempo che la separa dal rientro a casa. Trattandosi di un horror però non sarà affatto così. Perchè la stazione in via di chiusura dimenticata da Dio diventa protagonista di una notte a dir poco infernale. Una ragazza che al telefono piange disperata e chiede aiuto da un luogo indefinito.
Rumori e voci che arrivano dalle varie (e sporche come non mai) stanze e corridoi dell’edificio.

 

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Sarà una fottuta nottata del cazzo

Sportelli ed armadi che si prendono la totale libertà di aprirsi e chiudersi e ciliegina sulla torta un barbone che entra e si mette ad orinare nell’atrio.
Da li in poi per la novellina Jessica comincia una notte in bilico tra “mollo tutto e vado a fare la commessa” e “papà sarebbe fiero di me, fanculo vi ucciderò tutti”. Si perchè quella stazione, che aveva visto protagonista a suo tempo il genitore, deceduto in servizio, aveva ospitato in “soggiorno forzato” dei membri di una setta, una Manson Family “de noaltri”.
Un battesimo di fuoco molto inquietante sarà quello riservato insomma alla povera Jessica.
Last Shift è il classico esempi di come con poco budget, idee standard e buona regia  un horror possa meritare.
L’idea di base è già stata ampiamente sfruttata.

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La rookie Jessica e l’ “Orinatore”

Tuttavia il regista utilizza un’ambientazione particolare (che strizza un po’ l’occhio al Carpenteriano “Distretto 13”) e che provoca nello spettatore più di un “jump scare” durante gli scarsi 90 minuti di durata.
Montaggio buono per le scene di sangue, carrelli e piani sequenza nei momenti chiave, la sensazione costante del “fra poco va tutto a puttane” gestita al meglio e un livello tensionale che cresce piano piano ma non si ferma mai. Sono queste le mosse azzeccate da DiBlasi che senza inventarsi nulla tiene comunque lo spettatore incollato alla sedia e riesce a dare quella dose di spavento che un film di questo genere deve saper dare. Dialoghi e finale non proprio esempi di originalità.
Buona l’interpretazione di
Juliana Harkavy ( l’avevamo vista anche in “The walkind Dead”).

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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