Home Rubriche Home video Chiudere con il passato per ricostruire. BoJack Horseman, la quarta stagione.

Chiudere con il passato per ricostruire. BoJack Horseman, la quarta stagione.

Abbiamo riso, pianto, provato pietà e dolore per lui e con lui. Ci siamo emozionati ad ogni singolo episodio e ci siamo sentiti svuotati e disorientati alla fine della terza serie.

Ora il tempo dell’attesa è terminato.

BoJack Horseman è tornato su Netflix con la quarta imperdibile stagione.

Welcome Back to Hollywoo

Raphael Bob-Waksberg, autore e sceneggiatore della serie, alza ulteriormente il tiro in questi dodici nuovi episodi. 

La prima sorpresa arriva all’inizio della prima puntata. Ci si aspettava l’ingresso in scena del nostro equino alcolizzato preferito ed invece l’esordio viene affidato a Mr. Peanutbutter. Dopo le precedenti stagioni BoJack-centriche, quest’ultima basa tutto sulla coralità. La scelta di concentrarsi sui personaggi che ruotano intorno al protagonista, criticata da più parti, è secondo me vincente.

Todd, Mr.Peanutbutter, Princess Carolyn e Diane vengono approfonditi a 360 gradi con puntate a loro dedicate che sono, soprattutto per un personaggio, un vero e proprio pugno nello stomaco.  

Con questo espediente si da un background importante ai personaggi e fa capire, in modo chiaro, come si è evoluta la loro vita durante la scomparsa di BoJack.

Tutti gli uomini del Governatore

Torna pungente e più cattiva che mai la satira sociale e soprattutto politica. Per buona parte della stagione l’attacco alla campagna elettorale frivola e totalmente incosciente di Donald Trump è palese. Basta essere simpatici, ben voluti e con idee assolutamente irreali: in questo Mr. Peanutbutter è maestro, per candidarsi come governatore della California. Si prova un brivido freddo perché quello che vediamo è lo specchio nudo e crudo dell’attuale situazione politica Americana e mondiale.

Geniale la punzecchiata del quadro raffigurante il Mr. Freeze di Arnold Schwarzenegger tra i governatori della California.

Stupido pezzo di m…a

Uso il titolo di una delle puntate più belle della stagione per introdurre il nostro BoJack.

I suoi flussi di coscienza nelle varie puntate si fanno sempre più contrastanti. Da una parte rimane ancorato al suo credo fatto di droga, alcool e menefreghismo ma, dopo l’incontro con la figlia biologica Hollyhock alla ricerca di sua madre, scatta un senso di protezione e miglioramento totalmente inedito per il personaggio.

Commovente e memorabile il dialogo padre figlia sulla sensazione di sentirsi inutili. 

Fondamentale per questo inizio di redenzione la figura di Beatrice Horseman, anziana madre di BoJack, affetta da demenza senile. A lei sono dedicati i momenti più toccanti della stagione. Il viaggio, nella penultima puntata, nella sua mente devastata dalla malattia andrebbe fatta vedere nelle scuole.

A Beatrice spetta l’onore, inoltre, di far chiarezza sulle origini della famiglia Horseman. Famiglia con poche luci e tante, forse troppe, ombre.

BoJack chiuderà la stagione con un gesto tanto semplice quanto inusuale per lui. Impossibile non emozionarsi negli ultimi 20 secondi.

Perché ci piace BoJack Horseman

Alla fine di questa stagione ho capito definitivamente perché le persone amano cosi tanto questa serie. 

Ci si sente totalmente coinvolti in quello che si vede sullo schermo.

I temi affrontati, dalla difficoltà ad avere figli, l’emarginazione di tutto ciò che non si conforma con quello che la società impone, l’affrontare totalmente impreparati una grave malattia di un familiare oppure vivere con la costante sensazione di sentirsi inadatti sono argomenti reali che ognuno di noi può trovare nella vita di tutti i giorni.

BoJack Horseman ci mette di fronte ai nostri limiti. Sta a noi decidere se superarli oppure, più facilmente, scappare via.

In BoJack si riflette. E non è una cosa che si trova spesso in giro.

Aspettando la quinta stagione.

Articolo precedenteIntervista al mitico Ivo De Palma
Articolo successivoL’APPELLO di Emilio Briguglio e Federico Rozas
Byson
Amante da sempre di cinema e cresciuto nel buio e nella quiete dellʼunica sala cinematografica del paese, vivo lʼapprodo su JAMovie come un regalo, tardivo, da parte del Dio del cinema per tutti i giorni spesi a smontare, pezzo per pezzo, film osannati da tutti (chiedere ad Avatar per informazioni). Curioso su tutto ciò che riguarda lʼintrattenimento e grande appassionato di comics e manga, non ho un categoria cinematografica preferita ma amo particolarmente i film cult, lʼanimazione e la commedia trash italiana. Ultimo grande amore? Netflix!