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Black Panther, girl power

black panther

Il 2018 segna dieci anni del MCU, tra film più o meno riuscito, qualche perla e un’innegabile, vincente visione di insieme che ha permesso all’universo espanso Marvel diventare un colosso macina miliardi. Con buona pace dell’ universo DC.

Certamente da Iron Man di strada ne è stata fatta e Black Panther ne è la prova. L’eroe africano, certamente minore nell’immaginario dello spettatore medio, nella sua prima pellicola stand-alone ha a disposizione tutta una serie di strumenti decisamente raffinati.

La Marvel ha quindi aggiustato tutte le sbavature tipiche dei suoi film? No, ma andiamo con ordine

A livello estetico e di design, Black Panther è ricercato fino al dettaglio più minuzioso. Dalle armature delle forze armata del Wakanda, passando per le venature in vibranio che si colorano quando cariche di energia cinetica, o il Wakanda stesso con il suggestivo immaginario di una Dubai immersa nella foresta, il film è pieno di contaminazioni ma il risultato finale ci mostra un universo a suo modo unico, una meraviglia per gli occhi.

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Sopra la media è l’approfondimento dedicato ai comprimari di T’Challa, tra cui spiccano la sorella del Re Shuri, dominatrice dei ogni tecnologia al vibranio impiegata nel Wakanda, e Okoye, badass per eccellenza della pellicola. Okoye combatte con viso scoperto e armata di lancia; a dispetto del protagonista, capace di prendere granate in pieno petto, non avrete mai la sensazione che questa donna possa per un momento essere in pericolo.

Il girl power è prepotente in Black Panther.

Sebbene l’intero film presenti al massimo una manciata di personaggi bianchi, e dia spazio a tematiche di tipo razziali, è proprio la forza dei personaggi femminili a mostrarsi con più evidenza nel film; che sia per doti fisiche o per intelletto, certamente il pensiero di ‘sesso debole’ non passa nemmeno per un secondo nella mente dello spettatore. Di certo, il film passa il test di Bechdel. Per il black power nell’universo comics, Luke Cage e Black Lighting su Netflix sono ad oggi il vero riferimento.

Finalmente un villain di valore

Il Killmonger di Michael B. Jordan ha un background drammatico, scopi realistici e una determinazione ferrea: fattori assenti o a malapena abbozzati in tanti, troppi cinecomics precedenti. Jordan è una garanzia e già in Creed aveva dimostrato le proprie capacità attoriali; un minutaggio maggiore e il cattivo di Black Panther avrebbe potuto rubare il film al protagonista.

E qui arriva l’amaro in bocca, perchè anche solo un paio di anni fa un film simile sarebbe stato da applausi, ma resta la piaga del PG-13 che rovina buona parte delle scene action, riducendole a un balletto tra guerrieri mascherati o un montaggio fastidioso per edulcorare i combattimenti.

Preso atto che questo è il target e di certo con Disney a bordo non si tornerà indietro, che senso ha inscenare uno sgozzamento senza sangue?

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Dr.Gabe
Direttore e Fondatore

Il lavoro e la vecchiaia incombono, ma da quando ho memoria mi spacco di film di fantascienza, dove viaggio di testa fino a perdermi, e salto in piedi sul divano per dei tizi che si menano o sparano alla gente come fossero birilli. Addolorato dalla piaga del PG­13, non ho più i nervi per gli horror: quelli li lascio al collega, io sono il vostro uomo per scifi, azione e film di pistolotti metacinema/mental/cose di finali tripli.