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Atypical- Recensione della seconda stagione

Atypical

La seconda stagione di Atypical, serie originale Netflix che ha debuttato nell’agosto 2017, è arrivata molto presto.

Dal suo apparente finale, ogni spettatore attendeva il proseguimento degli avvenimenti nella famiglia Gardner, composta da madre, padre, figlio e figlia. Atypical è una serie innovativa poiché mette al centro del mirino un’esistenza travagliata alle prese con la sindrome di Asperger. Il protagonista della vicenda, difatti, è il giovane Sam (uno stupefacente Keir Gilchrist) alle prese con i problemi adolescenziali.

Atypical narra di problemi concreti e tanto diffusi, utilizzando una fortunata mescolanza di dramma e commedia, che rende la serie spesso assurda, quanto convincente.

Atypical

Sam durante la prima stagione aveva cominciato ad affrontare le tematiche clou del periodo adolescenziale. Mai avrebbe pensato che, oltre ai dilemmi giovanili, sarebbero subentrati i drammi familiari. Fortunatamente Sam non è solo nelle sue battaglie. Il suo amico Zahid è il suo mentore di vita, la sorella maggiore Casey è colei che più se ne prende cura. Doug ed Elsa, i genitori ormai vicini alla separazione, cercano in tutti i modi di salvaguardarlo. Dopo l’adulterio di quest’ultima, l’atmosfera in casa è ormai precipitata nel baratro.

Così, il fragile protagonista di Atypical, imparerà a sue spese cosa significhi crescere.

Atypical

La particolarità della serie ideata da Robia Rashid e diretta da Seth Gordon è quella di concentrarsi su molte storylines. Ogni personaggio viene approfondito, con le proprie reazioni e i propri sconvolgimenti personali. Se nella prima stagione i personaggi erano tutti concentrati attorno a Sam, in questa si dà più spazio alle loro emozioni. Casey, sorella vendicativa e premurosa, ricopre un ruolo sempre più importante. La giovane carismatica (interpretata da Brigette Lundy-Paine) si ritroverà nella medesima situazione di suo fratello.

In Atypical, infatti, Sam non è il solo a dover affrontare il percorso di maturazione. Ognuno dei protagonisti sarà costretto all’eventuale destino del cambiamento con conseguente crescita.

Atypical

Trattare temi così delicati in maniera così efficace e bonaria, è un pregio di Atypical. Sam è bistrattato dai compagni di scuola per il suo disturbo imparentato con l’autismo, che comunque non compromette autonomia e intelletto. Nonostante ciò, le difficoltà e il bullismo sono qui spunto di riflessione e soddisfazione. Atypical riesce, infatti, a dimostrare che le diversità esistono, ma che non sono un male. Aiutano a migliorare, a comprendersi meglio, ad apprezzarsi più.

Rashid, con la propria idea sociale, mette in risalto aspetti non sempre affrontati con leggerezza, saggezza e informazione. Proprio grazie a questo, il suo messaggio arriva forte e chiaro: i disturbi non sono una malattia, bensì un pregio da tener ben custodito.

 

L’opinione (non richiesta) di Byson

Quasi in contemporanea con la collega Cherry (che ringrazio per lo spazio concessomi) anche il sottoscritto ha finito di vedere questa seconda stagione e si sente in obbligo (non richiesto) di dire la sua.

Sarò breve ve lo prometto.

Una conferma.

Ecco cosa è stata per me la seconda stagione di Atypical.

Jennifer Jason Ligh e Keir Gilchrist, rispettivamente Elsa e Sam, gigantoneggiano in questa nuova stagione. I loro personaggi sono così ben caratterizzati ed approfonditi che per lo spettatore risulta naturale empatizzare con loro. I cambiamenti improvvisi e frequenti che Sam cerca di affrontare e risolvere in tutte le puntate è uno dei punti di forza maggiore di Atypical. Recitazione, ma è quasi scontato scriverlo, di altissimo livello per entrambi.

Altra nota positiva è il personaggi di Zahid. Nato come “linea comica” della serie in questa stagione non solo vengono approfonditi il suo carattere, i suoi sogni e la sua amicizia con Sam ma risulterà determinante nei momenti di crisi e nella crescita dell’amico. Un applauso agli sceneggiatori che hanno fatto un lavoro superbo non lasciando nulla al caso.

Due note negative: Casey e la sua storyline adolescenziale-amorosa. Banale, vista e rivista e noiosa. Non rovina la fruizione generale ma, almeno personalmente, l’istinto di mandare avanti veloce arrivava sempre.

In conclusione Atypical la consiglio a tutti perchè per temi trattati, recitazione e sceneggiatura è su altissimi livelli.

Ringrazio ancora Cherry per la pazienza e vado ad aspettare con trepidazione l’uscita della terza stagione.

Byson