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Atypical porta l’autismo sul piccolo schermo

atypical

Atypical è uno degli ultimi progetti di Netflix, e sta facendo parlare di sè come fece ai tempi 13 Reasons Why

Il tema di fatto non è meno scottante: il protagonista è in fatti Sam, adolescente affetto da autismo alla prese con il fisiologico interesse verso l’altro sesso.

L’autismo è stato trattato più volte al cinema: doveroso citare il Rain Man del magnifico Dustin Hoffman, o più di recente Ben Affleck in the Accountant…ma già in questo caso si piega la realtà ad uso e consumo della fiction, con di base un superuomo che ha alcuni passatempi estremamente particolari; decisamente lontano da chi davvero è affetto da questo disturbo.

L’argomento è spinoso e il taglio da dramedy di Atypical ne permette la gestione in modo leggero, ma con qualche nota stonata.

Cosa funziona…

Il tono della serie permette di inserire un protagonista autistico in un contesto fruibile da tutti; Sam ha un migliore amico, una famiglia che lo ama, sorella maggiore dispettosa compresa. Il tema principale (la ricerca del ‘primo contatto’ con la sfera femminile) permette più di una scena comica, così come l’onestà a tratti brutale di Sam

La serie inoltre non si appoggia totalmente su Sam, dando spazio alle side-stories del resto della famiglia, che convive come può con un amore così grande ma così impegnativo: quello per un figlio/fratello con autismo. Molto convincenti padre e figlia, qualche riserva sul personaggio della madre.

Altro punto a favore è la gestione delle crisi di Sam, toccanti e credibili; tanto più importanti in quanto provenienti da un personaggio che in qualche modo ha trasmesso empatia e un legame, il legame di chi aspira a le stesse cose cui aspira un ragazzo comune, che potrebbe essere lo spettatore medio. In questo, Atypical vince.

…e cosa no

Atypical si basa su un’assunzione che è servita persino a Rain man per funzionare: il personaggio affetto da autismo è altamente funzionale, sa esprimersi e non ha problematiche fisiche particolari. Questa è più l’eccezione che la regola.

Che l’autismo, purtroppo, possa manifestarsi in modo ben più ingombrante viene a malapena accennato nei gruppi di sostegno cui partecipa la madre; tantomeno vi è il coraggio di mostrarlo -il secondo ragazzo con autismo presente è altrettanto ad alta funzionalità-. E’ ovviamente comprensibile per poter più facilmente seguire il tono di una dramedy, che altrimenti perderebbe il suffisso; nonostante questo, si poteva osare di più.

Un altro problema è la presenza di elementi da commedia più spinti, che mal si alternano a quelli di sentimenti genuinamente mostrati a schermo. Non intendo fare spoiler, ma la scena fuori dallo strip club è davvero al limite da commedia americana.

Tirate le somme, Atypical scorre bene, con 8 episodi da mezz’ora. Vi è il serio rischio che oltre la premessa coraggiosa resti ben poco, ma la serie nel complesso funziona e una seconda stagione potrebbe avere un senso, se opportunamente sviluppata.

L’opinione di Mr Byson

Atypical è stata una piacevole scoperta devo ammetterlo.

Il tema trattato non è dei più semplici da raccontare. L’Autismo è un argomento che nella vita di tutti i giorni si fa fatica a mettere a fuoco.

La serie, non esente da alcuni scivoloni già spiegati magistralmente dal Dr. Gabe, riesce a raccontare un lato di questa sindrome (l’autismo non è una malattia) in modo schietto ed onesto concentrandosi su un ragazzo ad alta funzionalità.

La realtà, purtroppo, quasi sempre è più complessa ma apprezzo il coraggio degli sceneggiatori che hanno tentato di squarciare il velo di indifferenza e emarginazione che la società riserva alle persone autistiche.

Una lode particolare a Jennifer Jason Leigh semplicemente mostruosa nella recitazione.

Personaggi azzeccati, una trama già vista ma comunque coinvolgente ed il giusto mix tra commedia e dramma fanno di Atypical un serie da guardare.

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Dr.Gabe
Direttore e Fondatore

Il lavoro e la vecchiaia incombono, ma da quando ho memoria mi spacco di film di fantascienza, dove viaggio di testa fino a perdermi, e salto in piedi sul divano per dei tizi che si menano o sparano alla gente come fossero birilli. Addolorato dalla piaga del PG­13, non ho più i nervi per gli horror: quelli li lascio al collega, io sono il vostro uomo per scifi, azione e film di pistolotti metacinema/mental/cose di finali tripli.