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Albert Nobbs – di Rodrigo García (2011)

Non è sempre facile anche ora che si è nel 2015 mantenere ed assicurare l’obiettivo della parità dei sessi. Immaginiamoci allora quanto fosse dura la vita per una persona di sesso femminile nell’Irlanda dell’età Vittoriana, in cui, se non si nasceva di sangue blu o con certi privilegi, non si aveva di certo l’accesso ad un grande futuro come poteva già essere per una persona del sesso opposto. La sguattera o la cameriera in un hotel per esempio erano alcune delle massime aspirazioni a cui si poteva arrivare. Ecco allora che a volte bisognava inventarsi qualcosa per migliorare la propria posizione, le proprie aspettative di vita, e magari fingersi un uomo, per aspirare non più al ruolo di sguattera, ma magari, a quello di maggiordomo. Ed è proprio maggiordomo in un hotel di lusso il signor Albert Nobbs (Glenn Close), che da anni si finge uomo con la speranza di una vita migliore, e per coltivare il sogno che da sempre lo accompagna : poter aprire con i suoi risparmi una bottega tutta sua, da gestire magari in compagnia, per esempio quella della dolce e giovane Helen (Mia Waiskowska), oggetto però delle attenzioni del bel Joe (Aaron Johnson).

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30 anni dopo aver interpretato lo stesso personaggio a teatro, grazie all’ aiuto e alla collaborazione col regista Rodrigo García (figlio d’arte, chiedere di papà Gabriel ), la straordinaria Glenn Close porta Albert Nobbs nel grande schermo, con un’ interpretazione che avrebbe meritato molto di più della sola nomination come miglior attrice ai Golden Globes prima, e agli Academy Awards 2012 poi.
Il personaggio di Albert, che sembra un uomo freddo e insensibile all’aspetto, è invece una donna piena di voglia di vivere e di sogni, come quello di avere un giorno una bottega, di prendersi cura della giovane Helen e del suo piccolo, che tra fatiche e grandi aspettative, cerca di trovare il suo proprio angolo di paradiso in un’ epoca e in una società in cui per le donne era molto difficile emergere e far sentire la propria voce.

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Certo senza la presenza e la prova magnifica della Close il film perde buona parte della sua spina dorsale, ma merita  senza dubbio di essere visto ed apprezzato.

 

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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